giovedì 16 giugno 2011

Della solitudine del riformista

Mi capita sempre più spesso di incontrare soggetti ed organizzazioni eticamente orientati e socialmente responsabili ma desiderosi di  ottenere "tutto e subito". Ciò si traduce in un atteggiamento troppo radicale (da fondamentalisti?) che sfocia nella pratica in veri e propri "aut aut". Ma così si impedisce di fatto l'avvio di una reale trasformazione e miglioramento del sistema. Tali comportamenti dovrebbero essere corretti ricordando "la solitudine del riformista" così ben illustrata da Federico Caffé: "Egli (il riformista ndr) è tuttavia convinto di operare nella storia, ossia nell'ambito di un «sistema», di cui non intende essere né l'apologeta, né il becchino; ma, nei limiti delle sue possibilità, un componente sollecito ad apportare tutti quei miglioramenti che siano concretabili nell'immediato e non desiderabili in vacuo. Egli preferisce il poco al tutto, il realizzabile all'utopico, il gradualismo delle trasformazioni a una sempre rinviata trasformazione radicale del «sistema»".
Caffè ricorda poi che il riformista avverte con maggiore malinconia le reprimende di chi gli rimprovera l'incapacità di fuoriuscire dal «sistema» e conosce perfettamente quali lontane radici abbia l'ostilità a ogni intervento mirante a creare istituzioni che possano migliorare le cose. Essendo uomo di buone letture, il riformista si rincuora prendendo un libro che gli è caro (M. Keynes, The General Theory of Employment, Interest, and Money) rileggendone alcune righe: 

“Sono sicuro che il potere degli interessi costituiti è assai esagerato in confronto con la progressiva estensione delle idee. Non però immediatamente. (...) giacché nel campo della filosofia economica e politica non vi sono molti sui quali le nuove teorie fanno presa prima che abbiano venticinque o trent'anni di età, cosicché le idee che funzionari di Stato e uomini politici e perfino gli agitatori applicano agli avvenimenti correnti non è probabile che siano le più recenti. Ma presto o tardi sono le IDEE (il maiuscolo è mio!), non gli interessi costituiti, che sono pericolose sia in bene che in male”.

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