La programmazione dei fondi europei 2014/2020 riserva un'attenzione particolare per la definizione e attuazione di una strategia per le aree interne capace di contrastare lo spopolamento, la rarefazione dei servizi, la desertificazione di interi territori.
Il paesologo Franco Arminio offre una serie di indicazioni, semplici ma non facili, alle quali non c'è bisogno di aggiungere altro (altre suggestioni sono qui).
La parola cruciale del nostro lavoro:
attenzione.
attenzione alle fontane di campagna,
attenzione alle vie delle pecore.
pulire i cigli delle strade,
togliere le buche,
piuttosto che piantare cartelli,
seminare cemento.
Niente inglese, per favore.
per raccontare cosa siamo
cosa vogliano diventare
basta la nostra lingua
e se non abbiamo le parole giuste
le facciamo.
allora niente
lifelong learning,
knowledge divide...
vogliamo semplicemente che torni
la scuola a cirigliano.
ogni paese deve avere la sua scuola
anche se non ci sono alunni:
in attesa che tornino i bambini
faremo scuola agli anziani.
vogliamo una scuola bellissima,
piena di piante, con una bella cucina.
Faremo l'albero del canto.
ogni paese un ramo
fatto con le voci delle donne
perché le donne hanno la memoria dei canti.
con queste voci
ridaremo un suono ai paesi
per evitare che i paesi abbiamo
il rumore del coma.
Qui ci sono le foreste
ma non ci sono i falegnami.
nelle nostre case
non c'è una sedia, un tavolo
fatto con le nostre mani.
e allora piuttosto che rifare
le piazze ogni sei anni
bisogna fare i boscaioli
gli artigiani.
In certi luoghi il turismo è un'illusione.
dunque attenzione ai nomi:
niente agriturismi
ma osterie dei viaggiatori,
per esempio.
non si può andare a sentire il silenzio
in comitiva,
non si va a vedere il buio col pullman,
la luce non è un souvenir da portare a casa.
quello che possiamo offrire
in questi nostri luoghi è la lontananza
e una certa distrazione dall'attualità.
la bellezza in certi casi
è in quello che non c'è
in quel che non si fa.
Ai pastori in Italia non ci pensa nessuno. La vita delle pecore è piena
di divieti. Nei supermercati non arriva la carne dei nostri pastori.
Sarebbe il caso di fare nella montagna materana un scuola nazionale
della pastorizia.
Iniziative faro: assegnare un ettaro di terra per ogni bambino che nasce
nei paesi di montagna inferiori ai cinquecento abitanti.
Abbiamo bisogno di risorse e di usarle bene, ma non per rincorrere
qualcuno che è più avanti di noi. Il mondo si fa e si disfa in ogni
luogo. Crediamo ai margini, crediamo che nell’Italia interna la vita
possa avere ancora una sua intensità. Sappiamo bene che bisogna
assicurare un lavoro ai giovani, sappiamo bene che dobbiamo migliorare
l’assistenza sanitaria e i trasporti e la scuola, ma dobbiamo fare
queste cose partendo dalla bellezza dei luoghi
e dall’onestà delle persone. Non è poca casa avere aria buona, saper
essere generosi, avere un bel cielo, sapere i nomi del vento e degli
alberi, salutare gli anziani, avere il piacere di stare in mezzo al
paese, accorgersi di chi sta male, avere voglia di futuro, di una
comunità che si mette alle spalle vecchi lamenti, vecchie paure.
L'Appennino è un luogo del mondo in cui non tutto è dissacrato, c’è una
misura, un gusto dell’amicizia, un sentimento dello vita propria e di
quella degli altri.
Faremo quel che si deve, daremo un senso
particolare alla strategia nazionale delle aree interne, daremo un senso
che nasce veramente da qui, un senso che sta nel pane e nel latte, nei
pistacchi, nelle case rotte di Craco, negli alberi di Accettura, nel
paesaggio lunare dei calanchi. Ogni paese, ogni persona di questa terra
avrà cura e attenzione. Questi posti non devono allinearsi a modelli che
altrove mostrano il loro lato mortifero. C’è qualcosa di antico qui e
ci può essere qualcosa di nuovo. La nostra bravura è di aver cura
dell’antico e del nuovo nello stesso tempo, in questo tempo e in questo
spazio.
La nostra forza è andare dietro al paesaggio. Nel mondo ci
sarà sempre più bisogno di luoghi come questi. Altri verranno a
cercarli, noi abbiamo già la fortuna di abitarli.
Qui qualcosa ha retto alla grande dimenticanza, al genocidio delle tradizioni
e ora questi luoghi hanno la forza del passato e dell'altrove pur essendo nel nostro tempo e nella nostra nazione.
Nessun governo ci potra' mai dare quello che possiamo darci da soli
camminando per dieci chilometri al giorno. Nessun futuro per chi non si
mette in cammino.
Se
i giovani facessero dei cammini a piedi da un paese all'altro, se
usassero le prime ore del giorno più delle ultime, mi pare che sarebbe
una bella cosa.
Abbiamo bisogno di risorse e di usarle bene, ma non per rincorrere
qualcuno che è più avanti di noi. Il mondo si fa e si disfa in ogni
luogo. Crediamo ai margini, crediamo che nell’Italia interna la vita
possa avere ancora una sua intensità. Sappiamo bene che bisogna
assicurare un lavoro ai giovani, sappiamo bene che dobbiamo migliorare
l’assistenza sanitaria e i trasporti e la scuola, ma dobbiamo fare
queste cose partendo dalla bellezza dei luoghi e dall’onestà delle
persone. Non è poca casa avere aria buona, saper essere generosi, avere
un bel cielo, sapere i nomi del vento e degli alberi, salutare gli
anziani, avere il piacere di stare in mezzo al paese, accorgersi di chi
sta male, avere voglia di futuro, di una comunità che si mette alle
spalle vecchi lamenti, vecchie paure. L'Appennino lucano è un luogo del
mondo in cui non tutto è dissacrato, c’è una misura, un gusto
dell’amicizia, un sentimento dello vita propria e di quella degli
altri.Faremo quel che si deve, daremo un senso particolare alla
strategia nazionale delle aree interne, daremo un senso che nasce
veramente da qui, un senso che sta nel pane e nel latte, nei pistacchi,
nelle case rotte di Craco, negli alberi di Accettura, nel paesaggio
lunare dei calanchi. Ogni paese, ogni persona di questa terra avrà cura e
attenzione. Questi posti non devono allinearsi a modelli che altrove
mostrano il loro lato mortifero. C’è qualcosa di antico qui e ci può
essere qualcosa di nuovo. La nostra bravura è di aver cura dell’antico e
del nuovo nello stesso tempo, in questo tempo e in questo spazio.La
nostra forza è andare dietro al paesaggio. Nel mondo ci sarà sempre più
bisogno di luoghi come questi. Altri verranno a cercarli, noi abbiamo
già la fortuna di abitarli.
Qui qualcosa ha retto alla grande
dimenticanza, al genocidio delle tradizioni e ora questi luoghi hanno la
forza del passato e dell'altrove pur essendo nel nostro tempo e nella
nostra nazione.
Quando diciamo che il Mediterraneo interiore è
bellissimo e pieno di opportunità più che di problemi può essere che sia
una finzione, ma ci sono delle finzioni in cui è utile credere, capaci
di produrre la verità che abbiamo solo ipotizzato. Lo scoraggiatore
militante produce fallimenti e sfiducia e questo aumenta la schiera
degli scoraggiatori militanti. Un pregiudizio positivo sui nostri luoghi
può produrre coesione e vicinanza.
Sappiamo anche che non basta. Un
tavolo che non sta in piedi non serve anche se è fatto col nostro legno
e da un falegname della zona. E così pure un caciocavallo. Non basta
che il latte sia buono, bisogna che ci sia onestà e talento nella
lavorazione. Lo stesso discorso vale per la cultura. Un festival diventa
bello e importante non perché viene deciso con un progetto, ma perché
qualcuno ha idee e passioni per portarlo avanti. Il valore che diamo
all’arcaico non è un valore in sé, dipende dal tipo di lettura che si fa
degli antichi saperi. Si può fare un maglione bellissimo usando
tecniche di lavorazione tradizionali, ma per arrivare a questa scelta
bisogna essere molto avanti col pensiero, bisogna aver capito che la
cifra è la qualità, non la quantità. Un progetto di sviluppo locale che
abbia ancora come mira l’idea di aggiungere cose, come se un territorio
fosse un palmo vuoto da riempire, è un progetto sbagliato. Sappiamo bene
che il buon senso è rivoluzionario. Camminare è un gesto di buon senso,
ma al Sud lo fanno pochissimi. Sappiamo anche che parlare di paesaggio
come valore significa dire qualcosa che si scontra col sentimentO dei
luoghi che è maturato nelle persone negli ultimi decenni: Il paesaggio
come cosa vuota da riempire o come spazio per trovare qualcosa. Si va
nel bosco a caccia o per I funghi, quasi mai per passeggiare e ammirare
la natura. Un progetto di sviluppo locale non può produrre oggetti e poi
sperare che interessino a qualcuno. Si fanno le cose quando ci sono gli
attori pronti ad agire, prima che i soldi da strappare. Bisogna
defurbizzare i territori. Alla fine lo sviluppo locale è uno strumento
per una vita più dignitosa. E la vita dignitosa è la base per una vita
in cui proviamo a cercare altro, ognuno il suo. Può essere una vita più
comoda o una vita più lirica. Noi crediamo che la vita lirica abbia più
senso nel Sud e nelle sue montagne.
Gli scoraggiatori militanti li ho scoperti poco alla volta, disegnano un
mondo piccolo di fallimenti e di falliti, doganieri dell’asma e
dell’attrito, fiorai di un mondo morto che si adoperano con tenacia,
dopo aver fallito la propria vita, a far fallire quella degli altri. A
questi professionisti del malumore bisogna rispondere con atteggiamenti
positivi e propositivi, propri degli ammiratori militanti che devono
confermare la fiducia nel domani, manifestando affetto per il luogo in
cui vivono attraverso un impegno concreto finalizzato alla costruzione
di un futuro migliore".
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Impegni Maggio/Giugno 2021
31 maggio/4 giugno, on line - Cultural Heritage in Action , peer learning visit Sibenik (HR) 7 giugno, on line - ERASMUS A.C.C.E.S.S, confe...
-
" Quando il cambiamento è ancora facile non ne comprendiamo la necessità. Quando il bisogno di un cambiamento è evidente, è ormai dif...
-
31 maggio/4 giugno, on line - Cultural Heritage in Action , peer learning visit Sibenik (HR) 7 giugno, on line - ERASMUS A.C.C.E.S.S, confe...
-
Nell'ambito della collaborazione con l'Università di Camerino, giovedì 27 febbraio ho partecipato al workshop “Le criticità dell...

Nessun commento:
Posta un commento