mercoledì 10 giugno 2015

Una strategia per le aree interne #1

La programmazione dei fondi europei 2014/2020 riserva un'attenzione particolare per la definizione e attuazione di una strategia per le aree interne capace di contrastare lo spopolamento, la rarefazione dei servizi, la desertificazione di interi territori.


Il paesologo Franco Arminio offre una serie di indicazioni, semplici ma non facili, alle quali non c'è bisogno di aggiungere altro (altre suggestioni sono qui).

La parola cruciale del nostro lavoro:
attenzione.


attenzione alle fontane di campagna,
attenzione alle vie delle pecore.
pulire i cigli delle strade,
togliere le buche,
piuttosto che piantare cartelli,
seminare cemento.


Niente inglese, per favore.
per raccontare cosa siamo
cosa vogliano diventare
basta la nostra lingua
e se non abbiamo le parole giuste
le facciamo.
allora niente
lifelong learning,
knowledge divide...
vogliamo semplicemente che torni
la scuola a cirigliano.
ogni paese deve avere la sua scuola
anche se non ci sono alunni:
in attesa che tornino i bambini
faremo scuola agli anziani.
vogliamo una scuola bellissima,
piena di piante, con una bella cucina.


Faremo l'albero del canto.
ogni paese un ramo
fatto con le voci delle donne
perché le donne hanno la memoria dei canti.
con queste voci
ridaremo un suono ai paesi
per evitare che i paesi abbiamo
il rumore del coma.
 


Qui ci sono le foreste
ma non ci sono i falegnami.
nelle nostre case
non c'è una sedia, un tavolo
fatto con le nostre mani.
e allora piuttosto che rifare
le piazze ogni sei anni
bisogna fare i boscaioli
gli artigiani.
 


In certi luoghi il turismo è un'illusione.
dunque attenzione ai nomi:
niente agriturismi
ma osterie dei viaggiatori,
per esempio.
non si può andare a sentire il silenzio
in comitiva,
non si va a vedere il buio col pullman,
la luce non è un souvenir da portare a casa.
quello che possiamo offrire
in questi nostri luoghi è la lontananza
e una certa distrazione dall'attualità.
la bellezza in certi casi
è in quello che non c'è
in quel che non si fa.
 


Ai pastori in Italia non ci pensa nessuno. La vita delle pecore è piena di divieti. Nei supermercati non arriva la carne dei nostri pastori. Sarebbe il caso di fare nella montagna materana un scuola nazionale della pastorizia.

Iniziative faro: assegnare un ettaro di terra per ogni bambino che nasce nei paesi di montagna inferiori ai cinquecento abitanti. 

Abbiamo bisogno di risorse e di usarle bene, ma non per rincorrere qualcuno che è più avanti di noi. Il mondo si fa e si disfa in ogni luogo. Crediamo ai margini, crediamo che nell’Italia interna la vita possa avere ancora una sua intensità. Sappiamo bene che bisogna assicurare un lavoro ai giovani, sappiamo bene che dobbiamo migliorare l’assistenza sanitaria e i trasporti e la scuola, ma dobbiamo fare queste cose partendo dalla bellezza dei luoghi e dall’onestà delle persone. Non è poca casa avere aria buona, saper essere generosi, avere un bel cielo, sapere i nomi del vento e degli alberi, salutare gli anziani, avere il piacere di stare in mezzo al paese, accorgersi di chi sta male, avere voglia di futuro, di una comunità che si mette alle spalle vecchi lamenti, vecchie paure. L'Appennino è un luogo del mondo in cui non tutto è dissacrato, c’è una misura, un gusto dell’amicizia, un sentimento dello vita propria e di quella degli altri.
Faremo quel che si deve, daremo un senso particolare alla strategia nazionale delle aree interne, daremo un senso che nasce veramente da qui, un senso che sta nel pane e nel latte, nei pistacchi, nelle case rotte di Craco, negli alberi di Accettura, nel paesaggio lunare dei calanchi. Ogni paese, ogni persona di questa terra avrà cura e attenzione. Questi posti non devono allinearsi a modelli che altrove mostrano il loro lato mortifero. C’è qualcosa di antico qui e ci può essere qualcosa di nuovo. La nostra bravura è di aver cura dell’antico e del nuovo nello stesso tempo, in questo tempo e in questo spazio.
La nostra forza è andare dietro al paesaggio. Nel mondo ci sarà sempre più bisogno di luoghi come questi. Altri verranno a cercarli, noi abbiamo già la fortuna di abitarli.


Qui qualcosa ha retto alla grande dimenticanza, al genocidio delle tradizioni
e ora questi luoghi hanno la forza del passato e dell'altrove pur essendo nel nostro tempo e nella nostra nazione. 
 


Nessun governo ci potra' mai dare quello che possiamo darci da soli camminando per dieci chilometri al giorno. Nessun futuro per chi non si mette in cammino.
Se i giovani facessero dei cammini a piedi da un paese all'altro, se usassero le prime ore del giorno più delle ultime, mi pare che sarebbe una bella cosa.

Abbiamo bisogno di risorse e di usarle bene, ma non per rincorrere qualcuno che è più avanti di noi. Il mondo si fa e si disfa in ogni luogo. Crediamo ai margini, crediamo che nell’Italia interna la vita possa avere ancora una sua intensità. Sappiamo bene che bisogna assicurare un lavoro ai giovani, sappiamo bene che dobbiamo migliorare l’assistenza sanitaria e i trasporti e la scuola, ma dobbiamo fare queste cose partendo dalla bellezza dei luoghi e dall’onestà delle persone. Non è poca casa avere aria buona, saper essere generosi, avere un bel cielo, sapere i nomi del vento e degli alberi, salutare gli anziani, avere il piacere di stare in mezzo al paese, accorgersi di chi sta male, avere voglia di futuro, di una comunità che si mette alle spalle vecchi lamenti, vecchie paure. L'Appennino lucano è un luogo del mondo in cui non tutto è dissacrato, c’è una misura, un gusto dell’amicizia, un sentimento dello vita propria e di quella degli altri.Faremo quel che si deve, daremo un senso particolare alla strategia nazionale delle aree interne, daremo un senso che nasce veramente da qui, un senso che sta nel pane e nel latte, nei pistacchi, nelle case rotte di Craco, negli alberi di Accettura, nel paesaggio lunare dei calanchi. Ogni paese, ogni persona di questa terra avrà cura e attenzione. Questi posti non devono allinearsi a modelli che altrove mostrano il loro lato mortifero. C’è qualcosa di antico qui e ci può essere qualcosa di nuovo. La nostra bravura è di aver cura dell’antico e del nuovo nello stesso tempo, in questo tempo e in questo spazio.La nostra forza è andare dietro al paesaggio. Nel mondo ci sarà sempre più bisogno di luoghi come questi. Altri verranno a cercarli, noi abbiamo già la fortuna di abitarli.
Qui qualcosa ha retto alla grande dimenticanza, al genocidio delle tradizioni e ora questi luoghi hanno la forza del passato e dell'altrove pur essendo nel nostro tempo e nella nostra nazione.
Quando diciamo che il Mediterraneo interiore è bellissimo e pieno di opportunità più che di problemi può essere che sia una finzione, ma ci sono delle finzioni in cui è utile credere, capaci di produrre la verità che abbiamo solo ipotizzato. Lo scoraggiatore militante produce fallimenti e sfiducia e questo aumenta la schiera degli scoraggiatori militanti. Un pregiudizio positivo sui nostri luoghi può produrre coesione e vicinanza.
Sappiamo anche che non basta. Un tavolo che non sta in piedi non serve anche se è fatto col nostro legno e da un falegname della zona. E così pure un caciocavallo. Non basta che il latte sia buono, bisogna che ci sia onestà e talento nella lavorazione. Lo stesso discorso vale per la cultura. Un festival diventa bello e importante non perché viene deciso con un progetto, ma perché qualcuno ha idee e passioni per portarlo avanti. Il valore che diamo all’arcaico non è un valore in sé, dipende dal tipo di lettura che si fa degli antichi saperi. Si può fare un maglione bellissimo usando tecniche di lavorazione tradizionali, ma per arrivare a questa scelta bisogna essere molto avanti col pensiero, bisogna aver capito che la cifra è la qualità, non la quantità. Un progetto di sviluppo locale che abbia ancora come mira l’idea di aggiungere cose, come se un territorio fosse un palmo vuoto da riempire, è un progetto sbagliato. Sappiamo bene che il buon senso è rivoluzionario. Camminare è un gesto di buon senso, ma al Sud lo fanno pochissimi. Sappiamo anche che parlare di paesaggio come valore significa dire qualcosa che si scontra col sentimentO dei luoghi che è maturato nelle persone negli ultimi decenni: Il paesaggio come cosa vuota da riempire o come spazio per trovare qualcosa. Si va nel bosco a caccia o per I funghi, quasi mai per passeggiare e ammirare la natura. Un progetto di sviluppo locale non può produrre oggetti e poi sperare che interessino a qualcuno. Si fanno le cose quando ci sono gli attori pronti ad agire, prima che i soldi da strappare. Bisogna defurbizzare i territori. Alla fine lo sviluppo locale è uno strumento per una vita più dignitosa. E la vita dignitosa è la base per una vita in cui proviamo a cercare altro, ognuno il suo. Può essere una vita più comoda o una vita più lirica. Noi crediamo che la vita lirica abbia più senso nel Sud e nelle sue montagne. 


Gli scoraggiatori militanti li ho scoperti poco alla volta, disegnano un mondo piccolo di fallimenti e di falliti, doganieri dell’asma e dell’attrito, fiorai di un mondo morto che si adoperano con tenacia, dopo aver fallito la propria vita, a far fallire quella degli altri. A questi professionisti del malumore bisogna rispondere con atteggiamenti positivi e propositivi, propri degli ammiratori militanti che devono confermare la fiducia nel domani, manifestando affetto per il luogo in cui vivono attraverso un impegno concreto finalizzato alla costruzione di un futuro migliore".  

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